Deutsche Welle - Traduzione articolo

traduzione dell’articolo apparso su Deutsche Welle in data 24.05.2020 (qui)


Italia: La Camorra azzarda il ritorno sfruttando la crisi del coronavirus

Afflitta da COVID-19 e da una crisi economica, l’Italia si trova ora ad affrontare la possibile rinascita del clan camorrista. Come altri gruppi criminali in tutta Italia, la Camorra ora tenta di sfruttare il vuoto post-lockdown.

Con l’Italia ancora in fase di recupero, le organizzazioni criminali di tutto il Paese stanno cercando di utilizzare a loro vantaggio questo strumento per riacquistare il controllo del territorio perduto negli ultimi anni. “Ora più che mai il sostegno popolare ha uno sconto”, dice Luigi Cuomo, presidente di SOS Imprese, l’organizzazione nazionale antiracket che tutela le piccole e medie imprese.

Nella regione sud-occidentale della Campania, la Camorra si sta reinfiltrando nel tessuto sociale facendo concorrenza agli sforzi della società civile per sostenere la popolazione locale. Distribuendo pacchi alimentari o banconota da 50 euro (54 dollari), si stanno avvicinando ai più vulnerabili che hanno bisogno di aiuto immediato. “Prima chiedevano soldi, ora li danno. Lo danno in piccole quantità, poi chiedono qualcosa in cambio”, aggiunge Cuomo.

Capace di attingere a grandi quantità di capitale, la Camorra sta usando il suo modello con l’intento di riciclarlo nelle attività legali. “Abbiamo registrato un’accelerazione della pratica che è facilitata dal diffondersi della crisi”, continua Cuomo. “Ora non c’è più bisogno di minacciare gli imprenditori. Sono gli imprenditori a cercare qualcuno che li aiuti”.

Cuomo dà la colpa al governo centrale per i ritardi, l’inettitudine e la confusione nella gestione della crisi che, dice, ha aumentato la percezione del denaro mafioso come un’opportunità e l’ultima risorsa per evitare il fallimento e la bancarotta. A dimostrazione, ne è il recentemente sequestro di  beni per un valore di circa 15 milioni di euro in tutto il Paese.


Economia alternativa

La legislazione italiana permette che i beni sequestrati di proprietà di clan criminali siano riadattati per progetti sociali. Secondo le statistiche dell’ANBSC (Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni confiscati alla criminalità organizzata), negli ultimi 20 anni sono state confiscate in tutta Italia poco più di 65.000 proprietà tra terreni, aziende, edifici e cantieri.

Renato Natale, sindaco di Casal Di Principe in provincia di Caserta, in Campania - città natale del più influente clan camorrista Casalesi - è riuscito a riqualificare il 65% dei beni confiscati.

Il modello di economia sociale di mercato consente ai cittadini e alle ONG di utilizzare i beni per le imprese cooperative sociali, come bar, ristoranti, centri culturali e sanitari o aziende agricole biologiche. “Da un punto di vista economico, queste cooperative non mirano a massimizzare i profitti, ma hanno un forte impatto culturale, in quanto dimostrano che è possibile liberarsi dai modelli di business illegali basati sull’oppressione”, dice Natale.

Le famiglie della sua città stanno cercando di ottenere i buoni spesa del governo per alleggerire il peso. “I settori della ristorazione e dell’edilizia sono le attività principali qui, ma tutto si è fermato”, dice Natale. Oltre 1.200 famiglie hanno fatto domanda per ottenere i buoni da 500 euro.

Tuttavia, questi fondi possono soddisfare solo la metà delle richieste: “Il resto l’abbiamo preso dal bilancio comunale”, dice. Natale spera che il suo popolo non sia attratto dal benessere apparente della Camorra. “I Casalesi hanno sviluppano degli anticorpi contro la camorra, qui c’è un desiderio di riscatto, ma abbiamo bisogno che il governo agisca creando dei fondi strutturali in tutto il Paese per non perdere quello che abbiamo guadagnato finora”.

Ritardi burocratici

I ritardi, la mancanza di fondi e la cattva amministrazione delle proprietà sequestrate li lasciano spesso in un limbo: “Finché i clan li vedono lì inutilizzati pensano che sia di loro proprietà e mostrano alla gente la loro presenza”, dice Luigi Cuomo.

Una burocrazia ingombrante significa che possono passare più di 10 anni prima che le proprietà possano essere legalmente trasferite dall’ANBSC alle autorità locali. Inoltre, i beni spesso rimangono inutilizzati, in quanto costituiscono un onere per i bilanci comunali. “Quest’anno abbiamo ricevuto altre 22 proprietà dall’ANBSC”, dice il sindaco Natale. “Dovremmo investire denaro per renderli idonei all’uso, ma a causa della crisi abbiamo ancora meno fondi da mettere da parte”.Occasionalmente, il mancato intervento delle autorità locali è visto come un tacito consenso delle operazioni dei clan.

“Abbiamo bisogno di più trasparenza”, dice Bernardo Diana, presidente della onlus RAIN Arcigay di Caserta in Campania. Nella sua città ci sono oltre 150 beni confiscati. “La maggior parte di essi sono elencati come non disponibili, ma ci sono”, dice. Nell’aprile del 2019, l’organizzazione ha ricevuto un bene in una delle più grandi aree confiscate di un’altra città, Castel Volturno. Diana ha in programma di creare un rifugio per le persone LGBTI emarginate dalle loro famiglie. La villa fatiscente doveva essere restaurata con i fondi della ONG. “Durante la Pasqua si sono rotte le tubature dell’acqua e la villa è stata riempita d’acqua. Ora dobbiamo ricominciare tutto da capo”, dice Diana.

Cuomo dice che tali sforzi potrebbero aiutare a inviare un chiaro messaggio al governo. “Questi beni potrebbero finire per essere un monumento all’incapacità dello Stato di gestire un patrimonio che può essere rimesso sul mercato per contrastare la diffusione dell’economia illegale”.

La solidarietà e le indagini tra le armi più efficaci

Una visione coerente e globale della lotta contro le organizzazioni criminali è richiesta da più parti e organizzazioni della società civile. Oltre 17.000 proprietà sono attualmente nelle mani dell’ANBSC. “La riqualificazione dei beni dovrebbe essere un obiettivo politico e strategico, con un intervento massiccio per contrastare il commercio illegale”, dice Renato Natale.

“Ciò che ci dà speranza è il continuo lavoro degli investigatori. Finché i sequestri saranno in atto, si dimostra che è possibile sottrarre terreno alla mafia e constrastarla”, dice Cuomo. A suo detto, il governo Italiano dovrebbe fare  un passo avanti e metta la questione all’ordine del giorno nell’agenda europea. “Abbiamo bisogno di una maggiore collaborazione a livello europeo, poiché le organizzazioni criminali sono in grado di spostare il capitale finanziario oltre i nostri confini”.

Per ora, una forma di solidarietà dal basso sembra essere più efficace dei fondi governativi. Tuttavia, SOS Impresa sottolinea la difficoltà della società civile, soggetta a intimidazioni dei clan “Molti parroci sono stati minacciati”, dice Cuomo, mentre la sede napoletana dell’Ong Mani Tese è stata vandalizzata. Le organizzazioni locali stanno facendo del loro meglio per battere la camorra al loro stesso gioco. “Come lo Stato, anche noi abbiamo il compito di rimanere vicini e di sostenere le nostre comunità di riferimento”, dice Bernardo Diana. “Tuttavia, abbiamo bisogno che il governo rimanga vigile”.


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